Le cose che ignoriamo sono già in cammino”  (Emily Dickinson)

 

 In questi mesi di emergenza sanitaria noi Giardiniere

 

ABBIAMO VISTO

le città tornare silenziose, luminose e pulite-

gli animali attraversare le strade, curiosare nei giardini, non temere  gli umani-

il cielo libero dagli incessanti passaggi degli aerei-

la drastica riduzione di mobilità, consumi, esigenze, anche  quelle ispirate a modelli di vita poco salutari

      

          ABBIAMO CAPITO

 che “non si può restare sani in un mondo malato” (Papa Francesco)-

 che la relazione tra  la cultura e la natura, tra ciò che è umano e ciò che  è naturale non può più essere ispirata al  dominio, all'asservimento, allo sfruttamento sconfinato dell'umano contro la Terra-

che la natura si ribella a questo dominio e lo fa da un momento all'altro, in modo intelligente, imprevedibile e paradossale,  ad esempio con un virus che togliendoci il respiro, ci permette di respirare -

che un sistema che si fonda sulle emergenze (sociale,climatica, ambientale, sanitaria, demografica, alimentare...) è un sistema  profondamente  ingiusto e  predatorio, un sistema che è, di per sé,  L'EMERGENZA-

che la nostra società occidentale antropocentrica, costruita sulla cultura dello scarto, di cose e di persone, e dell'uso illimitato delle risorse naturali, va drasticamente in crisi se non lo può più fare, anche solo per  un brevissimo periodo

 

           ABBIAMO PENSAT0

che occorre un cambio di civiltà, dove la relazione umano/natura, uomo/donna siano relazioni tra due soggetti, senza dominio e sopraffazione dell'uno sull'altra-

che la città va ripensata: i tempi e gli spazi dell'abitare, dello studiare, del lavorare e del vivere siano a misura dei corpi piccoli e grandi, forti e vulnerabili, giovani e vecchi, una casa-città, una città-giardino-mondo,  come la immaginava Charlotte Perkins-

che la progettazione urbanistica pre-veda la soddisfazione dei bisogni sociali, culturali, economici, sanitari col criterio della  prossimità, una città attenta al vivente, una living city, come l'ha prefigurata Jane Jacobs-

che lo spazio e il tempo della città insieme ad aria, cibo e acqua siano amministrati col criterio dei beni in comune, beni che abbiamo ricevuto in dono, da gestire e curare per noi e le future generazioni-

che il mercato, il PIL, la produzione incessante e ultrarapida di beni e servizi, senza misura e senza limite,vada confrontata con i criteri della vita e della cura, della interdipendenza e della reciprocità-

che la “ripresa” non significhi replica, riproduzione, ritorno alla normalità, perché “la normalità era il problema” -

 



I ricercatori dell'Università Bicocca Andrea Galimberti e  Paolo Biella, coordinati dal prof. Labra, hanno svolto nello scorso mese di maggio in Piazza d'Armi una ricerca sui bombi e la loro funzione impollinatrice in un contesto urbano.


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La petizione al Sindaco per la conservazione integrale a verde della Piazza d'Armi ha raggiunto più di 2500 firme!

 

Oggi 12 maggio 2020 i cittadini presentano al Sindaco la richiesta  di preservare TUTTO il verde esistente nella Piazza d'Armi di Milano pari a 35 ettari, mentre il PGT vigente ne destina a verde 31 ettari e sui rimanenti 4 (una superficie pari a quella del Parco delle Basiliche) è possibile costruire una volumetria  pari a tre Pirelloni e mezzo!